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25 giugno 2016

Cosa succede a piazza Santa Maria Novella?

Cosa succede a piazza Santa Maria Novella?

Come scrive Manar Hammad in "Leggere lo spazio, comprendere l'architettura, "affinché un sistema qualunque possa essere considerato una semiotica, bisogna che come minimo parli d'altra cosa che di se stesso. In altri termini, che rinvii ad altro rispetto a se stesso"...In effetti la proprietà di questo piazza è di essere immateriale: "è il vuoto in cui si muove il pieno". Ed ancora: "Come è possibile parlare di questo vuoto senza parlare del pieno che vi si trova e lo delimita?".

Già, come è possibile parlare di piazza S. Maria Novella, che in origine era la "piazza dei predicatori" (Domenicani), se non si parla della monumentale Basilica di Santa Maria Novella.

La sistemazione della piazza nel 2009, intrapresa dagli Uffici preposti dell'Amministrazione comunale, aveva raggiunto l'acme con un "segno" interpretato, progettato e realizzato, che produceva silenziosamente l'esaltazione del Piano orizzontale della piazza, composto dalla materia dura, come la pietra, e la superficie del verde che ambiva a trovare la sintesi, fra la percorrenza umana sulla pietra, e la sosta sulla natura viva:
con questa inedita sistemazione, sembrava che tutto si fosse compiuto, con una sintesi fra le centrali isole di verde: la natura che si riproduce; e la pietra: immutabile e duratura, che non tolleravano interferenze di sorta, se non quella mobile o seduta della persona, per realizzare il momento d'incontro.

Due linguaggi, due significati posti in una unica entità spaziale: il Piano della piazza che sorregge il vuoto urbano nella sua dimensione spaziale e temporale. Un Piano che non solo parlava di se, ma definisce un rapporto comparativo, esaltandolo, con la splendida facciata di S.M. Novella di Leon Battista Alberti.

Finalmente il Piano (della piazza) che veniva interpretato come segno bidimensionale di unica dimensione, di unico orizzonte, privo di interferenze nemmeno dei due obelischi, che lanciava prepotentemente nello spazio tridimensionale la plastica monumentale facciata di S.M. Novella.

Finalmente si era riusciti a costruire un rapporto perfetto fra queste due entità, il Piano della piazza ed il Piano della facciata, che negava qualsiasi compromesso che interferisse con la continuità del Piano, fino ad incontrare la base della iconica facciata, per dare adito alla scalata dei geometrici marmi policromi, chiari e scuri, fino alla loro sommità.

Oggi tutto questo è compromesso da una inesorabile interferenza: a margine delle aree verdi sono stati posti continui cespugli barocchi di rose che, per impedire l'accesso al verde, rivestono quella piazza l'abito del "giardino" non occasionale, ma permanente (?), con una lontananza concettuale siderale, degli anni '50/'60 del secolo scorso, con la precedente soluzione di cui abbiamo parlato.

Una offesa frutto di ignoranza o di assenza di comunicazione o collaborazione, all'interno della Pubblica Amministrazione o di specifici portatori di interesse? Non sono gli incolpevoli fiori ad offendere la "Bellezza"; a volte neanche i fiori riescono a nascondere il vuoto progettuale degli apparati. Si dirà: la gente calpestava il verde. E allora, piuttosto, annaffiamolo...

E a questo proposito, un amico mi scrive: "La tua libertà finisce dove cominciano le rose?"

Oberdan Armanni

architetto e ex Presidente della Commissione Territorio del Quartiere 1 - Centro Storico


Foto Avital Pinnick - Flickr.com

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