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26 giugno 2016

Concordia, sul concorso per Piazza Garibaldi

Concordia, sul concorso per Piazza Garibaldi

Il concorso di Concordia per Piazza Garibaldi è la riprova, se ancora ce ne fosse il bisogno, che nelle nostre città, grandi e piccole, la piazza non è affatto morta, come fino a qualche decennio fa ci si aspettava che avvenisse, e che al contrario mostra una rinnovata vitalità. Si era ripetutamente pensato ?architetti, urbanisti, sociologi, economisti- fino quasi a convincercene, che la piazza non avrebbe resistito all?aggressione di altre inedite centralità sempre più diffusamente presenti "fuori" della città - i centri commerciali, i nuovi nodi intermodali dell'accessibilità extraurbana, le stazioni, gli aeroporti, i terminal, i grandi spazi del consumo e dell'intrattenimento di massa; e che contemporaneamente sarebbe stata schiacciata dalla concorrenza delle altrettanto inedite modalità di intercomunicazione sociale - le reti, i media - che non richiedono più il contatto diretto fra le persone, o fra le persone e gli eventi della collettività: e quindi di uno spazio fisico nel quale tutto ciò potesse avvenire, quale per secoli era stata la piazza.


Ma poi è avvenuto il contrario, molto probabilmente a partire dalle prime manifestazione degli anni '80 occorse soprattutto nelle città della Spagna, e segnatamente a Barcellona, dove il marco della riconquista della democrazia fu deliberatamente riposto nella riqualificazione, che talvolta fu vera rimodellazione, delle piazze cittadine e periferiche. È da allora infatti che le città - di tutt'Europa, dobbiamo convenirne - pur riconoscendo questo primato, iniziano la riscoperta delle loro piazze. Conducendovi interventi che ne hanno fatto nuovamente, non tutte certo, e non dovunque, gli unici luoghi nei quali i vecchi e i nuovi abitanti ritrovano e riaffermano la loro identità sociale e comunitaria.
Ma la "tenuta" delle piazze, quando si è manifestata, non è certo avvenuta per caso. È stato necessario che le potenzialità delle piazze, anche quelle ancora da concepire, fossero state deliberatamente riconosciute dalle comunità e dai governi locali, e che vi fossero dirottate risorse e energie; al contempo, che fossero rese nuovamente attraenti, finalmente accessibili, appropriabili, animate, pulite, ben illuminate. Gestite con intelligenza e cultura. E ben disegnate.

Molte, moltissime città italiane ed europee si sono mosse in questi ultimi anni seguendo queste direzioni, con risultati chiaramente visibili a chi quotidianamente ne vive le piazze, in quelle più grandi e nella miriade di quelle piccole e piccolissime.
Anche se non sempre questo rilevante attivismo ha portato a risultati felici; molte piazze storiche rivelano infatti interventi inappropriati e invasivi, intrusioni maldestre, inadattabilità a usi multiformi e ostacoli all'intercambiabilità delle funzioni da ospitare, manomissioni talvolta irreversibili dei tracciati e dei segni del loro trascorso storico; e non sempre, malgrado la rilevanza degli interventi, sono state valorizzate le potenzialità insite nelle loro stratificazioni storiche e nelle testimonianze del passaggio delle generazioni accumulatesi nel tempo. Mentre che, nelle piazze aperte ex novo, sembra spesso prevalere un approccio autoreferenziale, con la proposizione di spazi concepiti in maniera autonoma rispetto al contesto.

Certo, si dirà, progettare una piazza - che ci sia già o che la si debba ancora realizzare - è materia nuova per architetti e urbanisti. Per decenni non ce ne eravamo più occupati, e le vecchie piazze erano state lasciate andare; l'urbanistica seguiva un approccio deliberatamente quantitativo, adoperando strumenti come standard e zoning, mentre l'architettura concepiva solo edifici, e gli spazi erano per lo più "ciò che restava" dopo averli realizzati. Ma adesso il quadro sembra cambiato: lo dimostra inequivocabilmente l'interesse tematico e disciplinare per il progetto dello spazio pubblico, e segnatamente della piazza; e dunque il diffondersi di iniziative, anche nelle piccole città, legate al lancio di concorsi di progettazione.

È quanto accade ora a Concordia con il concorso per Piazza Garibaldi: un'impresa estremamente difficile, forse più che altrove, perché si tratta di aprire una piazza dove non c'era, in un'area del centro storico devastato dal sisma del 2012, un tempo edificata e ora destinata con coraggio e lungimiranza a diventare la piazza della città.


Ma una piazza non si improvvisa, possiamo dirlo con sicurezza: ecco dunque l'iniziativa del concorso di idee, per sondare il campo e far emergere un progetto che fosse in grado di materializzare l'idea di una nuova piazza nel centro della città, che si apre all'incrocio di due strade, una da sempre lungo l'itinerario della storia, e l'altra da poco verso la città della ricostruzione. Un progetto che non fosse perentorio nella definizione funzionale degli spazi e delle architetture che li racchiudono; in grado certo di anticipare la configurazione futura della piazza piuttosto che bloccarne definitivamente la forma, ma che dimostri anche di essere stato immaginato con la consapevolezza che la sua vera identità prenderà corpo nel tempo, attraverso le energie che riuscirà a catturare.

Franco Mancuso

Aggiornamenti sul concorso per la realizzazione della piazza sono disponibili sul sito del Comune a questo link.


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