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04 ottobre 2015

E' mancato Bruno Gabrielli, vera anima dell'Ancsa

E mancato Bruno Gabrielli, vera anima dellAncsa

L'Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici dà notizia della scomparsa, avvenuta da poche ore, di Bruno Gabrielli, che ne è stato la guida e il protagonista attento e stimolante per quasi mezzo secolo.
Bruno Gabrielli, professore emerito dell'Università di Genova, nel 1968 ha aderito all'ANCSA di cui è stato Presidente dal 1990 al 2005; poi ne ha coordinato il Comitato Scientifico fino al 2015.
La sua attività professionale e di consulenza per numerosi piani comunali e territoriali ne ha fatto uno dei punti di riferimento per la cultura urbanistica nazionale alla quale ha offerto un contributo amministrativo dal 1997 al 2006, quando ha guidato le politiche di rigenerazione urbana della città di Genova, dapprima come Assessore all'Urbanistica e Centro Storico, poi, dal 2001, come Assessore alla Qualità Urbana e Politiche Culturali.
Di Bruno Gabrielli ricordiamo la grande umanità e la dirittura morale, assieme alla costante voglia di capire il presente, di sperimentare strade nuove per affrontarne i problemi e per assicurare un futuro migliore alle nostre città, ma soprattutto ai cittadini, ai quali la sua azione intellettuale e politica ha posto costante attenzione.


Un breve ricordo di Roberto Gambino, professore emerito di urbanistica, comitato scientifico ANCSA:

E' sempre difficile evocare con poche frasi di circostanza la storia di una vita. Particolarmente in questo caso, trattandosi di una vita ricca di attività e di esperienze e di una personalità forte e complessa, che ha lasciato segni indelebili in vari campi, dall'insegnamento universitario alla professione di architetto ed urbanista, non senza impegni diretti nell'amministrazione pubblica. Nel tentativo di ricordare, nel tumulto delle emozioni suscitate dalla sua scomparsa, alcuni caratteri emergenti della sua storia e dell'eredità che ci ha lasciato, so che mi può fare velo l'amicizia consolidata con Bruno in 50 anni di frequentazione e di occasioni di confronto e di collaborazioni. Ma non saprei come prescindere da questa amicizia che ha nutrito questi confronti e queste collaborazioni. Di poco più vecchio di me (abbiamo spesso scherzato sul suo ruolo di fratello maggiore), innamorato della sua città e del suo lavoro, ha condiviso molte scelte politico-culturali senza mai rinunciare a stimolare il confronto dialettico nel dibattito disciplinare a livello nazionale internazionale. Ci sarà tempo e modo per raccogliere i diversi contributi che Bruno ha portato nel campo dell'urbanistica e della cultura del territorio. Per parte mia, non posso evitare di richiamare il suo ruolo di fondatore, presidente e coordinatore dell'Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici. E' principalmente merito suo il contributo recato dall'Associazione al radicale rinnovamento della cultura della conservazione del patrimonio storico-culturale. Rinnovamento che ha precorso gli approcci critici e le filosofie d'intervento che hanno trovato spazio negli anni più recenti.


Francesco Maiorano, collaboratore al PRG di Ostuni

Ho fatto passare un po' di giorni, prima di poter riuscire a scrivere su Bruno. Il Professore, cosi lo chiamavo, cosi lo chiamavamo ad Ostuni; in segno di profondo rispetto e ammirazione. Per me era il "maestro"; il mio maestro di urbanistica. Ascoltavo qualsiasi cosa dicesse, qualsiasi cosa detta proveniva da una profonda esperienza. Cercavo, cercavamo di cogliere qualsiasi informazione per fare del nostro meglio, secondo le sue indicazioni. Ostuni è stata una esperienza professionale particolarmente tribolata e per certi versi triste. Una difficoltà a comunicare, una difficoltà nata da un sostanziale arretramento culturale degli Enti Locali e della pianificazione urbanistica di allora (1997) in Puglia. Il PRG proposto era, diciamo così, troppo avanti. Salvo poi attuare una buona parte delle sue previsioni, senza neanche portare il Piano in dibattito in un qualsiasi Consiglio Comunale. Mi piace ricordarlo dal lato umano, proprio su alcune sue frasi. Diceva: "Mamma mia Francesco, non ho preso freddo in vita mia, quanto ne prendo qui a Ostuni". In effetti eravamo chiusi a lavorare in stanzoni umidi e senza riscaldamento. Dicevano, qui al Sud fa caldo. Durante i vari incontri, succedeva che si rimandava al pomeriggio. Un giorno al Sindaco e all?Assessore, che avevano detto, ci vediamo verso le 16, Bruno rispose: "con l'orologio italiano o con quello di Ostuni?". A sottolineare una strana abitudine, diciamo cosi levantina, a non essere puntali. L'immagine che mi rimarrà sempre impressa è quella dell'ultima volta che ci siamo visti a Bari, un tardo pomeriggio afoso dello scorso anno, abbiamo discusso su Taranto e poi siamo andati a bere un boccale di birra ghiacciata. Quel sorriso mite, quella mitezza e chiarezza di espressione, anche nei momenti più tristi, è la foto di Bruno che vogliamo conservare; per sempre.


Un ricordo di Marco Romano sul sito dell'INU: http://www.inu.it/23048/documenti-inu/laddio-a-bruno-gabrielli/

Sessant'anni fa Bruno studiava alla facoltà di architettura di Milano, e lì ci siamo conosciuti tramite una mio cugino genovese, Tommaso Badano, che anche lui studiava a Milano, e conosciuti intono alla pasta e fagioli cui mio padre li invitava, magari una volta alla settimana.

Emigrato Bruno il terzo anno all?IUAV, a Venezia, ci siamo reincontrati ai tempi dell'UGI e dell'UNURI  sono diventato con il suo consenso segretario nazionale degli studenti di architettura, una sorta di sottoministero dell'UNURI, il parlamento nazionale universitario e subito appena laureati abbiamo incominciato qualche lavoro insieme, il concorso per il piano regolatore di Acqui Terme insieme a Tommaso Badano e a Edda Ricagno: perdemmo il concorso, ma ne traemmo deliziose esperienze culinarie e soprattutto Bruno conquisterà e mariterà Edda, la vera compagna di una vita.

Da allora Bruno è rimasto il mio più stretto e affettuoso amico, nei dieci anni dal 1964 assistenti insieme di Astengo all'IUAV nei corso di urbanistica e poi con lui fondatori del corso di laurea in urbanistica, e quante sere Bruno avrebbe dormito da Genova a Milano per ripartire la mattina presto del giorno dopo per Venezia! e quante volte Edda e Bruno verranno a trovarci nella nostra casa di famiglia a Sassello dove mio padre imparerà e conoscerlo e lo trascinerà alla segreteria della rinnovata ANCSA.

E poi, dopo avere condiviso nel 1969 un certo giovanilismo dell'INU, condivideremo per alcuni anni la conduzione della rivista Urbanistica, mentre non soltanto sarà una consuetudine qualche viaggio insieme: quello nel Piemonte barocco, quello in Inghilterra, quello a Barcellona, quello a Parigi, e altri ancora ma lo saranno anche serate di capodanno dal luminoso terrazzo della loro prima casa in corso Firenze.

Se Bruno, dalla fine degli anni Settanta, ha consolidato la sua carriera accademica a Milano, sapeva di poter nel caso fermarsi a dormire nella nostra casa, qualche anno dopo, quando ho incominciato a insegnare a Genova, sapevo di poter contare nel caso a un letto nella sua nuova casa, quello splendido appartamento affrescato in via San Lorenzo che avevano tanto sperato.

Su tante molte altre cose Bruno mi è stato vicino, cose e vicende che sfiorano troppo la nostra sfera privata per raccontarle qui, ma a me sembra, allo scadere di questi sessant'anni, di perdere con la scomparsa di Edda lo scorso anno e di Bruno oggi quella parte della mia vita che sta più vicina al cuore.


Roberto Gambino sul Giornale dell'Architettura: http://ilgiornaledellarchitettura.com/web/2015/10/14/la-scomparsa-di-bruno-gabrielli/

Compito ingrato, forse improponibile, tentare di evocare in poche righe, nei limiti di un discorso di circostanza, la storia di una vita. Particolarmente in questo caso, a fronte di una vita ricca di attività e di esperienze e al cospetto di una personalità forte e complessa che ha lasciato segni indelebili nel campo dell'insegnamento universitario e della professione di architetto e urbanista. A pochi giorni dalla sua scomparsa, le reazioni di amici, colleghi o di chi comunque l'ha conosciuto lasciano intendere la vastità dei suoi interessi e la varietà delle relazioni che Gabrielli ha saputo sviluppare sul piano scientifico e culturale, peraltro documentate da una consistenza impressionante di pubblicazioni (inclusa la direzione di «Urbanistica» nel 1977), rapporti di ricerca e momenti di dibattito e confronto.

Nato nel 1932, laureato in architettura nel 1959, Gabrielli inizia presto l'attività d'insegnamento, partecipando a fianco di Giovanni Astengo, nei primi anni 70, al consolidamento dell'Istituto Universitario d'Architettura di Venezia che segna il riconoscimento di un'insopprimibile specificità dell'urbanistica e raccoglie attorno al maestro un gruppo prestigioso di giovani urbanisti, chiamato nei decenni successivi a connotare l'urbanistica italiana. Gabrielli consegue la libera docenza in urbanistica nel 1972, è assistente all'IUAV, poi professore ordinario al Politecnico di Milano, poi all'Università di Genova, di cui dal 2010 è professore emerito d'urbanistica. Non mancano, in questi decenni, rapporti con altri paesi, dalla Francia (Scuola d'architettura di Belleville, Parigi 1992), alla Spagna, al Messico, all'Egitto e alla Cina, rapporti che incrociano le attività d?insegnamento con quelle degli scambi culturali e dei concorsi internazionali.

Nell'ampio ventaglio degli interessi scientifici e culturali che ispirano le sue numerosissime pubblicazioni, le ricerche e gli atti di convegni è ben riconoscibile, fin dalla prima fase d'attività, un tema principale, quello della tutela, del recupero e della rigenerazione del patrimonio storico-culturale. È questo il tema su cui si concentrano le attività dell'Associazione nazionale dei centri storico-artistici (Ancsa) che Gabrielli concorre a fondare a Gubbio nel 1960, a guidare e presiedere fino alla sua scomparsa. Gabrielli è l'anima dell'Ancsa e il principale responsabile della continuità e della coerenza del contributo d'idee che l'Associazione elabora nel corso di cinquant'anni, anticipando spesso orientamenti e innovazioni radicali nei paradigmi della conservazione che si affermano a livello internazionale. È caratteristico del pensiero di Gabrielli un approccio critico ai problemi dei centri storici basato sulla stretta connessione delle riflessioni teoriche riguardanti i contesti, la città e il territorio (raccolte nella Carta di Gubbio) con le esperienze attuative proposte dalle amministrazioni locali e con gli esiti progettuali del Premio Gubbio istituito dall'Ancsa. Basta forse quest'ultimo a chiarire il senso del progetto nelle nuove prospettive cui Gabrielli ha dedicato molti suoi scritti e non poche esplorazioni, al di là delle tradizionali separazioni tra i piani urbanistici e i progetti d'architettura. Più in generale, la storia di Gabrielli è intrisa di riferimenti ai piani e ai progetti urbanistici e territoriali: decine di città o di grandi aree urbane, come Genova e Torino, anche in paesi stranieri, province, regioni. Quest'attività lega spesso strettamente la pianificazione alla ricerca, inclusa quella sviluppata a scala nazionale, come tipicamente IT-URB,1990, ITATEN 1993, MIUR 2001, occupando una parte importante della sua vita. Più circoscritto nel tempo, non nella gravosità, l'impegno diretto nell'amministrazione pubblica che lo vede assessore all?urbanistica e alla qualità urbana nel Comune di Genova, tra il 1997 e il 2006.

Per molti di noi, amici e colleghi, non è facile ricordare la figura di Gabrielli prescindendo dai rapporti di amicizia che si sono consolidati in anni di frequentazione, di confronto o di autentica collaborazione. Amicizia favorita dalla grande umanità, dalla saggezza dei suoi atteggiamenti, dalla passione civile che ha sempre sorretto le sue attività, senza mai rinunciare a stimolare il confronto dialettico e l'apertura critica.


Sulla pagina dell'Università IUAV di Venezia:

http://www.iuav.it/Ateneo-cal/2015/Per-Bruno-/index.htm


L'articolo di Francesco Gastaldi sul Secolo XIX:

http://iuav.waypress.eu/RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SIL1359.TIF&subcod=20151005&numPag=1&tipo=GIF


Wanda Valli su "La Repubblica":

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/10/05/addio-a-gabrielli-lurbanista-che-firmo-il-rilancio-di-genovaGenova02.html


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