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13 dicembre 2015

Centri storici e piani urbanistici, resoconto del convegno a Torino

Centri storici e piani urbanistici, resoconto del convegno a Torino

"Centri storici e piani urbanistici", un binomio di sapore demodé, è il titolo che ha raccolto per due giorni, lo scorso 3 e 4 dicembre 2015, a Torino più di cento persone tra studiosi, funzionari pubblici, professionisti, dimostrando che il tema non è affatto esaurito, e forse merita un rilancio.

La Carta di Gubbio, pur frutto di un approccio profondamente interdisciplinare, indicava come soluzione ai problemi dei centri storici la pianificazione urbanistica. Oggi che la pianificazione appare debole, il convegno ha voluto interrogare urbanisti ed esperti di varie discipline (sociologia, estimo, restauro, progettazione, storia dell?urbanistica, pianificazione paesistica) per capire che lezioni trarre dalla stagione dei piani, quali sono oggi i termini del rapporto tra centri storici ed urbanistica, quali sono le esigenze da affrontare, chiedendo di illustrare non posizioni astratte ma conoscenze ed esperienze. 

La realtà dei centri storici italiana appare infinitamente più variegata rispetto a quella che si doveva affrontare attraverso i piani di "recupero". Abitata da un ceto medio di proprietari, non segregante (Semi). Una realtà dove si torna a parlare di edilizia sociale (almeno a Torino: Magnani), ma dove è finita l?era degli incentivi pubblici per la riqualificazione (vedi Genova, Torino negli anni '90-'00) ed è inevitabile guardare all'iniziativa privata (Prizzon). L'ente pubblico è piuttosto concentrato su programmi di gestione e ha necessità di strumenti "non convenzionali" (Storchi, con un ampio panorama di esperienze emiliane).

Diversi interventi hanno richiamato la questione della conoscenza dei caratteri storici e materiali, che appare tutt'altro che scontata (Volpiano). Le indagini minuziose (e appassionate) degli anni settanta giacciono negli archivi cartacei, ma anche le analisi attuali sono raramente a disposizione dei progettisti, per la pessima abitudine di rendere accessibili solo le parti normative dei piani. Inoltre, la rilettura dei centri storici in chiave paesistica, spinta sia dai nuovi piani regionali (Savio, Longhi), sia dalla Raccomandazione Unesco sull'Historic Urban Landscape (Bonifazio, Abis), offre nuovi stimoli a rinnovare i quadri interpretativi (Cassatella) e, di conseguenza, quelli operativi (Beltramo, Toppetti).  

A fronte di queste istanze, resta un quadro legislativo sostanzialmente immoto (Giudice), salvo rare eccezioni dovute a regioni o provincie autonome (Brunetta, Abis). Anzi, preoccupano le recenti semplificazioni in materia edilizia, che non fanno salvi gli interventi nei centri storici (Barbieri). Peraltro, il passaggio dall'indicazione dei piani al vero e proprio intervento di restauro è un passaggio delicato, in cui anche piani celebrati hanno mostrato punti di debolezza (Bartolozzi, Malara) nel riuscire a salvare le testimonianze materiali.

Tra le esperienze analizzate nel convegno, non poteva mancare Genova (Gastaldi) con un omaggio a Bruno Gabrielli (Gambino), cui il convegno è stato dedicato. I suoi concetti di "manutenzione urbana" e di "idea di città" sono riecheggiati in molti interventi.

Nel corso del convegno è stata anche presentata la nuova collana editoriale di Ancsa "Documenti" ed il primo volume pubblicato Studi e ricerche per il sistema alpino occidentale a cura di Devoti, Naretto, Volpiano.

L'iniziativa della sezione Piemonte e Valle d'Aosta, ospitata dal Politecnico di Torino (Aula Magna del Lingotto), si è svolta in collaborazione con l'omonima sezione dell'Istituto Nazionale di Urbanistica e con il Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico e dell'Università di Torino.

L'adesione del Collegio di studi in Pianificazione e Progettazione, Scuola di Specializzazione in Beni Culturali e del Paesaggio, Dottorato in Urban e Regional Development, Dottorato in Beni Architettonici e Paesaggistici ha favorito la partecipazione di studenti e giovani studiosi. La Regione Piemonte ha patrocinato l'iniziativa, ed ha partecipato al programma con l'illustrazione del trattamento dei centri storici nelle sue politiche, piani e strumenti (Paludi e Savio). Una regione, ricordiamo, la cui legge urbanistica (L. 56/1977) fu stesa da Giovanni Astengo - leggere all'art. 24 per "gli insediamenti urbani aventi carattere storico-artistico e/o ambientale e le aree esterne di interesse storico e paesaggistico ad essi pertinenti".

Claudia Cassatella, Politecnico di Torino

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