1980

ANNI '80

L'acuta percezione della crisi che connota in questi anni la cultura e la pratica dell'urbanistica nasce dalla raggiunta consapevolezza del divario tra gli strumenti analitici ed operativi disponibili e la complessità di una realtà che muta più velocemente dele previsioni, e rende impossibile prefigurarne gli andamenti con i criteri pianificatori globali ereditati dalla tradizione razionalista.
Nel corso del decennio si inverte la tendenza all'incremento demografico, rallenta l'immigrazione interna, decadono le funzioni industriali; il consumo del territorio pare giunto alla sua fase esrema: cessata l'espansione, le città iniziano ad "implodere", a riconsumare le aree interne lasciate libere dalle funzioni dismesse. Mentre i problemi della residenza perdono rilievo in confronto all'affermarsi delle nuove attività terziarie e quaternarie, esplode il degrado ambientale; gli abitanti della città sono assediati dal traffico, dall'inquinamento, dalla carenza di spazi verdi che affliggono soprattutto le aree periferiche frutto dell'espansione dei decenni precedenti.
Nel ritrovato dinamismo dell'attività privata, le grandi occasioni di rinnovamento urbano si muovono al di fuori della "pianificazione ordinaria", sempre più spesso innescate da occasioni particolari (grandi celebrazioni, eventi sportivi, situazioni di emergenza per catastrofi naturali) e sostenute da programmi straordinari e leggi speciali.
All'"ingovernabilità" complessiva, alla decadenza del piano, fanno riscontro grandi progetti di rifunzionalizzazione elaborati per occasioni specifiche, e intesi spesso come capisaldi formali; essi spiccano sopra una miriade di interventi ignoti, espressione di innumerevoli, rapidi mutamenti d'uso che modificano incessantemente la fisionomia sociale e funzionale della città, pur mantenendone quasi immutato l'assetto fisico. In questo quadro, la parte più antica delle città, il "centro storico", continua ad esprimere, nella sua ricca stratificazione, particolari elementi di qualità urbana: di questo fatto, gli andamenti del mercato immobiliare forniscono un'eloquente misura.
Le ipotesi, maturate negli anni '70, di una ordinata salvaguardia delle funzioni urbane "tradizionali" ad opera dell'intervento pubblico, si sono dimostrate inadeguate: tutti i nodi dello squilibrio territoriale e del depauperamento delle risorse sono ancora irrisolti, ed in molti casi aggravati.
L'attuale scenario urbano, dove tutto continuamente cambia entro un contesto di sostanziale permaneneza, dove i mutamenti vorticosi delle esigenze contrastano la necessità di salvaguardare risorse vitali sempre più scarse e preziose, richiede la messa a punto rapida e continua di strumenti adeguati per conoscere e interpretare i processi trasformativi, le tendenze probabili, le alternative possibili nel "progetto implicito" racchiuso nella città esistente: questa, per la nostra cultura, è la sfida del prossimo decennio.

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