1990

ANNI '90

Gli anni '90 si caratterizzano per il manifestarsi di importanti cambiamenti di ordine geopolitico, tecnologico e sociale.
L'evento geopolitico è sintetizzabile con la caduta del muro di Berlino, il reale e simbolico avvenimento che segna la caduta dell'artificiale delimitazione di spazio iniziata con la fine della prima guerra mondiale. Per la città europea questo implica:
- la fine della sua lettura come "spazio chiuso" chiaramente inscritto in spazi nazionali "bloccati";
- la libera circolazione delle persone e delle merci, che fa registrare un aumento esponenziale degli scambi, un trend destinato a continuare, in quanto, ad oggi, l'aggregato degli spostamenti a scala internazionale non ha ancora raggiunto la quantità del 1912;
- il suo inserimento in una nuova geografia, quella dell'Unione Europea, che vede le nazioni industrializzate del continente impegnate in sempre più strette azioni di coordinamento finalizzate al miglioramento del proprio livello competitivo verso i più dinamici sistemi statunitense e giapponese.

Per quanto riguarda i cambiamenti di ordine tecnologico, i più importanti riguardano l'affermarsi di modi di produzione e scambio immateriale, che mettono in discussione il tradizionale sistema di relazioni fisiche su cui si basa storicamente la città, questi cambiamenti inducono:
- nuovi concetti di distanza, che implicano il superamento della progettazione urbana come regolazione dello spazio 'locale', a favore dell'inserimento nello spazio 'globale' delle opportunità locali;
- l'affermarsi delle opportunità offerte dai nuovi saperi, come ordinatori delle relazioni sociali e spaziali;
- la sperimentazione di nuovi linguaggi, al fine di adattare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie ai nuovi rapporti instaurabili fra cittadini;
- la sperimentazione di nuovi criteri di progettazione dettati dal carattere pervasivo delle nuove tecnologie e dal nuovo sistema di relazioni, al fine di superare la monofunzionalità codificata nella pratica dello zoning.
La questione tecnologica, si accompagna, negli anni '90, alla grande attenzione verso la questione ambientale, che non viene più letta come correzione o mitigazione del modello di sviluppo, ma diviene elemento portante di una nuova filosofia, elaborata nella Conferenza di Rio del 1992, tendente all'incremento del "capitale naturale". Con questo concetto si intende che la pianificazione del territorio deve essere ispirata allo sviluppo biologico delle attività dell'uomo, al fine di realizzare un duraturo incremento del patrimonio ambientale.

Ma indubbiamente il fenomeno più immediatamente leggibile nelle nostre città è il cambiamento di ordine sociale dettato da una serie di fenomeni: i nuovi flussi migratori, la stazionarietà dei tassi demografici delle popolazioni 'storiche', la polarizzazione della ricchezza, la crescita della disoccupazione, la crisi dello stato sociale.
Un sistema di variabili che sta cambiando la natura delle nostre città: i flussi dei nomadi ormai sopravanzano la quantità di cittadini che vivono stabilmente in un luogo, emerge l'eterno problema della convivenza e della tolleranza, è sempre più difficile in queste condizioni applicare le regole mutuate dal connubio fra pianificazione orientativa e stato sociale.

In questo scenario complesso molti sono stati i cambiamenti che hanno investito il modo di progettare la città.
Innanzitutto, ad opera delle Nazioni Unite, sono emerse regole di pianificazione transnazionale, che vanno sotto il nome di "pianificazione sostenibile", un sistema di regole che viene fatto proprio dall'Unione Europea. In questo decennio assistiamo, di conseguenza, all'imporsi di un sistema di regole 'globali' che superano lo storico livello nazionale della regolamentazione del piano. Ma nello stesso tempo assistiamo ad una serie di aggiustamenti 'locali' che innovano sostanzialmente le procedure di piano. Queste esperienze tendono a superare l'impostazione top down (o demiurgica) del piano a favore di procedure circolari che coinvolgano attivamente cittadini ed operatori economici. Sono queste le esperienze di forum civico, che vedono la loro più compiuta espressione nella città di Berlino.
In questo decennio il centro storico vede esaurirsi il suo paradigma classico, ossia luogo da preservare dall'"intrusione" dello sviluppo industriale, a favore di un nuovo paradigma che lo vede come luogo di stabilità e di connessione di fronte alla grande variabilità di ordine fisico e sociale. Nella grande mutazione che stiamo assistendo il centro storico viene letto come luogo di stabilità e di mediazione verso le tante culture che oggi investono la città, e, nello stesso tempo, come luogo capace di tessere nuove relazioni con la molteplicità di spazi e di soggetti che caratterizzano il territorio.
E' questa la filosofia che propone l'Unione Europea per il prossimo quinquennio, è una opportunità per chi sappia leggere il centro storico come elemento motore di nuove regole di convivenza.

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