1990-1999: La riqualificazione urbana
In apertura del decennio l’ANCSA afferma: «In questo decennio il centro storico vede esaurirsi il suo paradigma classico, ossia di luogo da preservare dall’“intrusione” dello sviluppo industriale, a favore di un nuovo paradigma che lo vede come luogo di stabilità e di connessione di fronte alla grande variabilità di ordine fisico e sociale. Nella grande mutazione a cui stiamo assistendo, il centro storico viene letto come luogo di stabilità e di mediazione verso le tante culture che oggi investono la città, e, nello stesso tempo, come luogo capace di tessere nuove relazioni con la molteplicità di spazi e di soggetti che caratterizzano il territorio. Indubbiamente il fenomeno più immediatamente leggibile nelle nostre città è il cambiamento di ordine sociale dettato da una serie di fenomeni: i nuovi flussi migratori, la stazionarietà dei tassi demografici delle popolazioni “storiche”, la polarizzazione della ricchezza, la crescita della disoccupazione, la crisi dello stato sociale. Un sistema di variabili che sta cambiando la natura delle nostre città».
Il nuovo decennio è per l’ANCSA un’occasione di celebrazione e di bilanci. Scorrendo la sequenza dei convegni e dei seminari, si può notare come la locuzione “centri storici” fosse già assente dai titoli delle maggiori iniziative promosse negli anni ‘80. A trent’anni dalla fondazione, l’Associazione si misura con le nuove dimensioni assunte dalle tematiche dell’intervento sull’esistente. La ricerca di un contesto operativo aggiornato ha comportato a sua volta la transizione dal concetto di recupero a quello di riqualificazione.
Primario oggetto delle ricerche e delle proposte dell’Associazione è stata la città esistente, nel suo divenire complesso. La difesa dell’area urbana di più antica sedimentazione dall’aggressione di un “nuovo” percepito come totalmente altro dal punto di vista tecnologico e formale appartiene a una stagione lontana. Il centro storico è ancora il luogo che conserva nella configurazione, nell’assetto morfologico e nel costruito le fondamenta e le radici della cultura urbana, ma la struttura sociale e gli usi dei manufatti e degli spazi pubblici sono in gran parte mutati e si mostrano diversificati da città a città.
Sono profondamente mutate anche le relazioni del centro storico con l’ambiente costruito. Le modificazioni intervenute all’interno e al contorno del nucleo centrale hanno reso indefiniti i confini con la città contemporanea e hanno proposto in altre forme i termini dell’equazione centro storico/ identità urbana.
Il convegno Un contributo italiano alla riqualificazione della città esistente (1990) sottopone al dibattito la proposta di una nuova Carta di Gubbio, mentre la constatazione del fallimento dell’ipotesi dell’intervento pubblico nelle scelte della pianificazione urbana e territoriale conduce alla stagione delle strategie partecipate di governo del territorio.
Oltre il centro storico, si guarda al “territorio storico”, il paesaggio ereditato dalle generazioni precedenti e modificato in tempi recenti, fino all’attualità. Il centro storico è dunque «l’area ove si sono concentrati, in ogni città europea, i valori della civitas e dell’urbs, costituisce al tempo stesso il nodo di una struttura insediativa più ampia. Tale struttura, interpretata nel suo secolare processo di formazione, deve essere oggi riguardata come “territorio storico”».
Come avrebbe scritto Roberto Gambino anni dopo, questa affermazione costituiva il punto d’arrivo di un processo che aveva gradatamente esteso il significato di “patrimonio” dai monumenti e dai beni culturali alla città storica e ai sistemi culturali territoriali, dilatando il senso e il campo dell’opzione conservativa, sempre più fondata sul progetto percepito come il luogo privilegiato di produzione dei nuovi valori della società contemporanea.
Nel corso degli anni ‘90 l’ANCSA promuove un’intensa attività volta alla definizione del “progetto per la città esistente”. I limiti della città, le sue relazioni con il contesto territoriale, con nuove forme dell’abitare, con l’estendersi della cosiddetta “città diffusa” costituiscono l’oggetto della riflessione, che accoglie le questioni poste dall’insediamento delle nuove componenti sociali nel territorio. Il ruolo del centro storico appare essenziale nel progetto di ri-composizione della città, nel lavoro che accomuna le discipline del progetto di architettura e di urbanistica avvicinandole agli attori del processo di pianificazione.
Il territorio storico e la nuova città esistente (Venezia, 1994), Dimensioni, forme, strategie del progetto (Gubbio, 1994), sono i titoli degli incontri che si svolgono nelle città storicamente partecipi della vita dell’Associazione. A discutere le tematiche introdotte dai membri dell’ANCSA sono presenti soprattutto architetti e urbanisti.
Con il Convegno di Gubbio (1990) si chiude il periodo di presidenza affidata a Giulio Carlo Argan e prende avvio l’esperienza del Premio Gubbio, voluta da Tommaso Giura Longo per riconoscere e valorizzare le esperienze di recupero e riqualificazione delle città italiane e (dal 1993) europee.
Introducendo la seconda edizione del Premio (1993) il presidente, Bruno Gabrielli, chiarisce le ragioni della istituzione di una sezione estera, mirata a rafforzare l’apertura internazionale dell’Associazione e le motivazioni del premio assegnato ad Álvaro Siza per il “Plano para a Reconstruçao do Chiado”, dopo l’incendio che aveva devastato l’area interna al centro storico di Lisbona: «I’Ancsa ha inteso indicare a coloro che si occupano di recupero e di riqualificazione urbana dove rivolgere l’attenzione: all’Europa che è la realtà a cui rapportarsi, il termine di confronto e la palestra per la nostra supponente cultura urbanistico-architettonica, una Europa che pratica poca teoria e mira a realizzazioni concrete».
Il premio a Lisbona e ad Álvaro Siza Vieira rappresenta un atto di fiducia nella progettualità del recupero e una risposta alla cultura dell’emergenza: in quel caso si è riusciti a tramutare, in un arco di tempo brevissimo, un evento disastroso in una grande occasione per il progetto di architettura. In questa occasione, anche il Premio Nazionale ha assunto analogo significato: il riconoscimento assegnato al Comune di Pisa e a Massimo Carmassi rappresenta un ulteriore atto di fiducia; sta a significare che una cultura locale può essere felicemente stimolata e diventare fonte di insegnamento e di guida per il progetto urbano assumendo, come è già successo nel passato, una valenza internazionale.
Con queste iniziative, l’ANCSA continua a esercitare la sua funzione di stimolo critico e di rilancio del dibattito. Il Premio è anche occasione per riprendere e rilanciare i temi proposti per le tre sezioni (Europea, Nazionale, Universitaria) sia in forma di dibattito, sia proponendo in mostra i progetti selezionati.