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2000-2009: Città storica, città contemporanea. Il paesaggio culturale come identità plurima

Gli Atti del Convegno Urbanistica e sicurezza nelle città (Bergamo, 2000) e quelli del Seminario La Città Storica e gli ambiti strategici nel nuovo PRG di Roma (Roma, 2001) non sono stati pubblicati. Resta traccia, invece, del Premio Gubbio 2000 e del dibattito che ha contrassegnato, all’interno della giuria, l’esame di due progetti apparentemente contraddittori.

Da un lato (progetto De Feo) l’ANCSA premia il coraggio del progetto, inteso a restituire senso e vitalità ad un isolato urbano mettendo insieme, con disegno intelligente e colto, il recupero di architetture preesistenti e nuove architetture. Dall’altro lato, premia un progetto (Mario Botta in Piazzale della Pace) in cui questo coraggio non ha potuto essere espresso, condizionato dalla storia urbana di uno spazio determinatosi come un “vuoto” ormai irrinunciabile per i cittadini. In questo caso l’ANCSA premia un progetto di sistemazione urbana di notevole qualità, la cui realizzazione conclude in modo reversibile una partita durata oltre mezzo secolo. Quasi un rinvio ad un futuro progetto oggi impossibile, ma capace di eliminare finalmente un buco nero dell’area centrale di una città nobilissima, quale è Parma.

Non vi è dubbio che la giuria del Premio ha voluto porre in luce uno dei temi più dibattuti, «il tema della memoria, memoria urbana antica e recente, accomuna i due progetti e li fa riconoscere nella loro capacità di risposta qualitativa alla soluzione di problemi urbani che hanno una storia civile alle spalle». Il Premio per la Sezione Europea è assegnato al Pian Especial del Centro Historico de Toledo, elaborato sotto la direzione di Joan Busquets, approvato nel 1997 e nel 2000 in corso di realizzazione. Anche il centro storico di Toledo è inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco. Tra i suoi molteplici obiettivi, il Plan Especial, oltre che considerare la straordinaria qualità architettonica del contesto, «ha dato centralità alla rivitalizzazione degli usi residenziali della città antica e al consolidamento della sua diversità funzionale».

Nel 2003, anno del terzo condono edilizio e della gestazione, contempora­nea, del Codice dei beni culturali e del paesaggio (approvato l’anno seguente come D.Lgs n .42/2004), si tiene in novembre a Perugia il XlII Convegno-Congresso ANCSA dal tema Contemporaneità e identità del territorio: le sfide del 3° millennio. L’incontro si apre in un clima piuttosto incerto in ordine ai temi che l’Associazione ha da sempre privilegiato. Sembra infatti di essere in presenza di processi di trasformazione sempre più accentuati e sempre meno compresi dagli addetti ai lavori.

Rispetto a tale scenario «l’ANCSA intende fornire un contributo di interpretazione dei fenomeni in atto, affermare, attraverso alcune Dichiarazioni, proprie posizioni su diversi temi della conservazione e, infine offrire alla valutazione alcune importanti esperienze di interventi urbani».

Guardando alla propria storia, l’ANCSA riconosce due principali momenti: la battaglia per la salvaguardia dei centri storici, con il contributo di analisi, ricerche ed elaborazione di indirizzi finalizzati a quell’obiettivo; la scelta di estendere i temi progettuali della riqualificazione alla città esistente e poi al “territorio storico”, che ha generato lo strumento del Programma di Riqualificazione Urbana e, oggi, la teoria e la prassi del Progetto Urbano.

A conclusione di un ciclo che va a coincidere con la fine del Novecento, l’ANCSA sembra attribuire proprio al consolidarsi della cultura della tutela quelle “numerose distorsioni” che in Italia attraversano il campo della conservazione.

Curiosamente, è ancora la “conservazione passiva” il nemico da battere: si tratta in fondo di un antico fantasma che ha turbato a lungo i sonni dei progettisti, i quali, peraltro, lo hanno esorcizzato ampiamente. L’ANCSA rivendica la necessità del progetto capace di coniugare le istanze della conservazione e dell’innovazione e l’intenzione di rilanciare il dibattito sul progetto del patrimonio «collocandolo all’interno del grande tema del progetto urbano contemporaneo».

Ma la direzione verso la quale si muove il Paese non è certo quella della conservazione, se dopo aver chiarito i termini giuridici della dismissione, il documento dell’ANCSA conclude: «se il patrimonio pubblico continuerà ad essere alienato secondo le insidiose trame de-regolatorie introdotte dalle Legge Tremonti (legge 112/2002), allo Stato non resterà nulla da tutelare e alle Regioni nulla da valorizzare».

Sulla tutela del paesaggio si fa esplicito riferimento alla Convenzione Europea del Paesaggio adottata dal Comitato dei Ministri della Cultura e dell’Ambiente del Consiglio d’Europa e firmata a Firenze da quarantaquattro paesi, tra i quali l’Italia, e ne confronta gli obiettivi alla ricerca che l’Ancsa svolge da tempo sul paesaggio contemporaneo e sul progetto della sua valorizzazione.

La seconda sessione del Congresso è dedicata ad una rassegna di progetti per molti versi “esemplari”, sia selezionati per il Premio Gubbio, sia riferiti ad altre esperienze, italiane ed estere, presentate dagli stessi progettisti. Tra i partecipanti al Convegno, Oriol Bohigas, Mario Manieri Elia, Aimaro Isola, Bruno Fortier, oltre a Pio Baldi e Giorgio Piccinato. A presentare i progetti sono chiamati Joél Batteaux (Sindaco di Saint-Nazaire), Bernardo Secchi, Ben Van Berkel, Bruno Fortier e Italo Rota (vincitori del Premio Gubbio per la sezione estera), Franco Mancuso (vincitore della sezione nazionale) e Cesare Macchi Cassia.

A metà del decennio avvengono due eventi di grande interesse: l’istituzione del Premio Argan (2005) che intende riconoscere l’impegno profuso da protagonisti del dibattito progettuale e civile sui temi della rigenerazione della città esistente; un “premio alla carriera”, si è detto, che viene assegnato – nel corso del decennio – prima a Giandarlo De Carlo, poi a Carlo Aymonino.

Il secondo passaggio epocale vede invece l’Ancsa aprirsi a una collaborazione e a un confronto con città dell’America Latina; fra l’autunno 2006 e la primavera 2007, il presidente Roberto Bruni sottoscrive Accordi di cooperazione con la Dirección General Casco Histórico di Buenos Aires e con la Oficina del Historiadór de L’Avana.

Ne segue una prima fase di collaborazione assai intensa che porta allo svolgimento di una ricerca sul tema Centri storici. Gestire la trasformazione, che fra il 2008 e il 2010 coinvolge ventiquattro città europee e latinoamericane. Tale attività si conclude con la messa a punto di un nuovo importante documento, le Raccomandazioni per la gestione dei Centri Storici che segna lo spostamento dell’attenzione dai temi esclusivamente progettuali-urbanistici alle problematiche di governo delle trasformazioni della città esistente.

Nel 2009 prende vita inoltre una nuova sezione del Premio Gubbio dedicata all’America Latina e al Caribe, che avrà la propria sede a Buenos Aires, assumendo una cadenza biennale.

Ancora nel 2010 ritornano la riflessione e l’approfondimento dei temi urbanistici, nel volume su Centri storici e nuove centralità urbane, in cui si cerca di analizzare secondo nuove ottiche le dinamiche e l’evoluzione che la città contemporanea vive all’inizio del terzo millennio.

Vengono prese in esame dieci città italiane che propongono uno spaccato diverso: dal dualismo fra città insulare e terraferma nel caso di Venezia, all’evoluzione policentrica di Bergamo; dal rapporto fra centro storico e area portuale a Genova, alle potenzialità del water­ front palermitano; dal ruolo assunto dall’insediamento di Novoli nel cuore di Firenze, al senso delle nuove centralità urbane nel piano di Roma; passando dalla Torino post-olimpica alle periferie bolognesi; fino ad approdare ai fenomeni in essere nella multiforme realtà napoletana e alle nuove, inedite centralità emergenti nel sistema metropolitano milanese.

Nel saggio introduttivo: «Nel suo cinquantenna le percorso culturale, l’Ancsa ha saputo inquadrare i temi dei centri storici all’interno delle dinamiche fisiche, economiche e sociali che la città ha attraversato; oggi, nell’età della ‘metropolizzazione’ del territorio, il tema delle centralità urbane acquista nuovo significato e rappresenta la chiave di lettura più attuale per analizzarne, interpretarne e progettarne i nuovi processi evolutivi» (Stefano Storchi).

Il decennio si conclude con il Convegno di Bergamo (17-19 settembre 2010) che propone una riflessione sui temi proposti dall’Ancsa in mezzo secolo di attività. La relazione di apertura di Bruno Gabrielli riprende alcuni punti basilari dell’Ancsa: la connessione fra I concetti di conservazione e innovazione, storicità e contemporaneità; l’identità come succedersi dei caratteri evolutive della città; il paesaggio come espressione del patrimonio culturale; la centralità del progetto, ma anche l’indispensabile ruolo della gestione dei processi di trasformazione della città.

Agli interventi iniziali di Roberto Gambino e Cesare Macchi Cassia, fa seguito un intervento di Giuseppe Campos Venuti sul cambiamento della cultura del centro storico: «Abbiamo capovolto la concezione razionalista, abbiamo combattuto il monumento isolato della legge Bottai e imposto il tessuto storico realizzato fino alla rivoluzione industriale, permettendo che, dopo il centro storico, oggi si arrivi alla città storica, ai valori storici dei tessuti dell’’800 e del ‘900e a quelli contemporanei come i Quartieri Olivettiani di Ivrea e quelli di Ridolfi e Quaroni a Roma.

Tutta questa è stata anche una grande vittoria dell’Ancsa, che dobbiamo ringraziare per la giusta battaglia aperta e condotta e per il successo riportato».