2010-2019: Un’azione costante a fianco delle amministrazioni pubbliche
Il secondo decennio degli anni Duemila vede una caratterizzazione nell’attività dell’ANCSA, che mette forse in secondo piano la propria elaborazione teorica, per spingersi con maggior forza verso una dimensione di servizio a fianco delle amministrazioni pubbliche del Paese.
Il decennio si apre (2012-2013) con una importante ricerca relativa alla qualità dello spazio pubblico, sviluppata in collaborazione con i partners latinoamericani; da essa emerge la centralità della dimensione spaziale – e quindi morfologica e identitaria – della città, dando sostanza ad alcuni spunti di riflessione già emersi nel Convegno di Bergamo del 2010.
Peraltro, proprio in questi anni il Premio Gubbio viene assegnato al Comune di Bologna per le politiche messe in atto attraverso il progetto denominato “Di nuovo in Centro” che segna emblematicamente la conclusione di un percorso avviato con il piano particolareggiato del 1969: mentre quarant’anni prima tutta l’attenzione era posta a disciplinare i modi d’intervento sul tessuto edilizio storico, ora le analisi e le proposte sono volte a dare qualità allo spazio pubblico inteso quale elemento vitale della città storica e contemporanea.
Ma fra il 2009 e il 2012 l’Italia è funestata da due eventi sismici che coinvolgono L’Aquila e l’Emilia. In entrambi i casi l’ANCSA è impegnata nel definire criteri e modalità d’intervento per la ricostruzione dei tessuti urbani colpiti dal sisma. A L’Aquila l’attività si svolge in collaborazione con l’INU ed è coordinate da Pierluigi Properzi e da Bruno Gabrielli; nel caso dell’Emilia-Romagna è la Regione a incaricare l’ANCSA di definire i criteri della ricostruzione nei centri storici, di dimensione e significato assai diverso, colpiti dal terremoto: ne scaturisce una ricerca e una pubblicazione dal titolo Le forme della ricostruzione (2014) che contiene letture ed esemplificazioni di possibili modalità di intervento capaci di rigenerare i centri abitati interessati.
Contemporaneamente a questa attività, l’ANCSA viene coinvolta dal Comune di Gubbio come referente per la formazione del Quadro Strategico di Valorizzazione del Centro Storico, che offre l’opportunità di affrontare letture innovative della morfologia funzionale urbana, giungendo ad approfondire il concetto e il significato concreto della “città pubblica”.
Il dibattito interno all’Associazione verte, in questo momento, sul tema del “paesaggio urbano storico”, a seguito del Memorandum di Vienna e delle Raccomandazioni Unesco ad esso relative, emanate nel novembre 2011; è una lettura che coinvolge l’assetto complessivo della città storica, la sua forma fisica, i suoi modi d’uso, le sue condizioni di vita. Non a caso, nel giugno 2015, l’ANCSA organizza a Bergamo – quale iniziativa collaterale dell’Expo di Milano – una mostra (accompagnata da convegni e attività culturali) sul tema Vivere la Città. Vi confluiscono le esperienze del Premio Gubbio nazionale, europeo e latinoamericano, in un’analisi dei modi di trasformazione delle città finalizzati al miglioramento della qualità di vita collettiva.
La seconda metà del decennio è caratterizzata dal tentativo di analisi e lettura di fenomeni specificamente legati alle trasformazioni che le città italiane hanno vissuto nel recente passato: fra il 2016 e il 2017 prende così forma lo studio svolto congiuntamente da ANCSA e CRESME che viene pubblicato con il titolo Centri storici e future del Paese e che analizza le condizioni fisiche, demografiche e funzionali dei 109 capoluoghi di provincia italiani. Si tratta di una fotografia che si fonda sui dati censuari del 2001 e del 2011 e che produce un quadro conoscitivo inedito nel panorama nazionale.
Questa ricerca riporta l’attenzione su un tema di fondo: la natura intrinseca dei centri storici e la possibilità di delimitarne con certezza l’ambito e l’estensione, a fronte delle dinamiche in atto nei diversi contesti urbani.
A questo quadro d’insieme si affiancano alcuni approfondimenti tematici sviluppati in contesti urbani particolarmente significativi per le dinamiche in atto: Bergamo, Bologna, Genova e Torino. Ne scaturiscono alcune line di lettura circa l’attualità e le prospettive dei centri storici: l’esigenza di leggere le differenze evidenti nelle diverse porzioni del centro storico; la priorità da assegnare all’analisi delle dinamiche sociali – prima ancora che materiali – presenti nei contesti urbani; la necessità di cogliere le connessioni fra centri storici e ambiti della città storica ad essi collegati, per valorizzare le opportunità di rigenerazione presenti nei quartieri novecenteschi delle città; il conseguente, indispensabile passaggio dal concetto di centro storico a quello di città storica.
Le letture contestualizzate sulle città di Bergamo, Bologna, Genova e Torino mettono in evidenza alcune dinamiche proprie delle città italiane, legate alla diffusione dell’economia turistica al loro interno ed evidenziate dalla trasformazione della domanda d’utilizzo dello spazio pubblico, sempre più legata allo svolgersi di funzioni enogastronomiche (con diffusione dei dehors), da una caratterizzazione delle attività commerciali sempre più orientate a soddisfare la domanda proveniente da turisti o visitatori occasionali della città, il diffondersi di bed & breakfast nel contest dei centri storici.
Prende corpo in questo modo la consapevolezza che proprio i centri storici – e le città – stanno affrontando una fase di trasformazioni globali di natura funzionale e ambientale. Questo sarà il tema sviluppato anche attraverso la ricerca commissionata dal Comune di Ferrara sul tema Centri storici e adattamento ai cambiamenti climatici, i cui esiti verranno pubblicati nel 2020, insieme a line guida per fronteggiare i fenomeni estremi dovuti a piogge critiche e isole di calore che nei contesti urbani pongono esiti di più elevate criticità, ma, al tempo stesso, possono trovare soluzioni in grado di mitigarne l’impatto.
Fra il 2014 e il 2019, l’ANCSA dà anche avvio a un’attività formativa in collaborazione con l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (RE); è una Scuola di Governo del Territorio che coinvolge esperti e studiosi dei fenomeni urbani: da Bruno Gabrielli e Roberto Gambino a Patrizia Gabellini e Angela Barbanente, da Giandomenico Amendola e Vito Teti a Federico Oliva e Stefano Boeri. Ne scaturiscono tre importanti pubblicazioni sui temi: La qualità nell’urbanistica, Qualificare le città, rigenerare le periferie e Centri storici e città.