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2005 – GIANCARLO DE CARLO

Nella prima edizione del Premio Argan 2005, il riconoscimento è stato consegnato postumo all’architetto Giancarlo De Carlo, con una cerimonia svoltasi nel Palazzo Comunale di Gubbio, in cui la prolusione è stata affidata al prof. Alberto Mioni che di De Carlo ha tratteggiato l’impegno progettuale, culturale e umano per esplorare il rapporto fra qualità dei tessuti storici e potenzialità del linguaggio dell’architettura contemporanea.
La motivazione del Premio ha sottolineato la qualità dell’impegno dell’architetto e urbanista soprattutto nella città di Urbino, a dimostrazione della sua incrollabile fiducia in una fertile coesistenza dei linguaggi dell’architettura moderna e di quelli dei contesti storici; oltre che delle straordinarie potenzialità di rigenerazione dei tessuti storici, alla luce dell’inserimento nelle loro maglie di funzioni efficaci e appropriate.

Giancarlo De Carlo (Genova, 12 dicembre 1919 – Milano, 4 giugno 2005)
Architetto. Visse un periodo di formazione inevitabilmente segnato dalla guerra e dall’esperienza della Resistenza, alla quale aderì dopo aver militato nel Movimento di unità proletaria di Lelio Basso e contribuendo all’organizzazione delle brigate Matteotti a Milano.
Questo non gli impedì di concludere i suoi studi in Ingegneria nel 1945, avvicinandosi tuttavia fin da subito all’architettura con saggi pubblicati nel 1946 sulle pagine di Domus, allora diretta da Ernesto Nathan Rogers. Ad essi si unì tuttavia quella che De Carlo definiva “la formazione a bottega” nello studio di Franco Albini. Ma l’attenzione per l’architettura era tale da spingerlo, nel 1948 a iscriversi allo IUAV di Venezia dove conseguì la laurea in architettura il 1° agosto 1949.
Come per molti suoi coetanei, la prima palestra di progettazione è consistita in incarichi conferiti dall’INA-Casa in attuazione del Piano Fanfani. De Carlo in questo ambito ebbe a predisporre, fra il 1949 e il 1950, undici progetti attraverso i quali cercò di misurarsi coni principi del Movimento Moderno; con esiti talora contraddittori e per lui destabilizzanti. La distanza fra le sue intenzioni progettuali e i modi d’uso degli alloggi che gli abitanti ne facevano, gli fece maturare l’esigenza di una “progettazione partecipata” di cui sarebbe stato il principale teorico e propugnatore in Italia.
Nei primi anni ‘50 avvenne però anche la svolta fondamentale nel percorso professionale di De Carlo: Elio Vittorini lo presentò a Carlo Bo, rettore dell’Università di Urbino, impegnato a riorganizzare la presenza dell’ateneo nella città marchigiana. Prese avvio così il rapporto simbiotico che legò De Carlo a Urbino e che culminò con la redazione del piano regolatore, fra il 1958 e il 1964; un piano che faceva perno sul recupero del centro storico e sullo sviluppo della vocazione universitaria della città, e che ottenne ampi riconoscimenti anche a livello internazionale.
L’attività professionale di De Carlo tuttavia non si limitò certo all’ambiente urbinate: negli anni del boom economico ed edilizio venne chiamato a collaborare alla stesura del Piano intercomunale milanese (1961-1965); a Rimini gli fu affidato l’incarico per la redazione del Piano particolareggiato del centro storico (1966) in cui ebbe modo di sperimentare, forse nel modo più compiuto, l’approccio partecipativo alla scala della progettazione urbana. Sono poi da ricordare i progetti di edilizia residenziale: il quartiere Matteotti di Terni (1970-1975), progettato per gli operai delle locali acciaierie, e il quartiere IACP nell’isola di Mazzorbo, nella laguna di Venezia (1980-1997).
Gli anni ’70 e ’80 lo videro partecipare ripetutamente alle iniziative e ai dibattiti dell’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici; e non si può dire che il suo pensiero sia rimasto inascoltato, se è vero che proprio in quel periodo prendeva corpo la riflessione sul progetto per la città esistente che è fortemente ispirato e condizionato dall’esperienza di Urbino.
La lettura morfologica – e percettiva – alla base dell’esperienza di De Carlo ha indirizzato l’approccio alla città esistente che più tardi Bruno Gabrielli e Roberto Spagnolo avrebbero praticato in diverse esperienze di pianificazione.
Non v’è dubbio tuttavia che, anche nel dibattito Ancsa, De Carlo sia stato portatore di un pensiero contrapposto a quello di Giovanni Astengo; la sua visione dell’architettura e dell’urbanistica come discipline intrise l’una dell’altra, sarebbe uscita sconfitta a livello accademico, e soprattutto a Venezia, dove alla formazione della Facoltà di Urbanistica aveva fatto da contraltare una “architettura di tendenza” coltivata allo IUAV da Aldo Rossi.
A questo stato di cose, Giancarlo De Carlo avrebbe reagito trasferendosi all’Università di Genova, ma soprattutto fondando l’International Laboratory of Architecture and Urban Design (ILAUD), attivo sotto la sua direzione dal 1976 al 2003, con lo scopo di propugnare “l’idea che architettura e urbanistica sono parti dello stesso problema […] e che la loro interdipendenza è tale che nessuna azione può essere concepita in una delle due senza la coscienza della sua reciprocità con l’altra”.
Nel 2005 l’Ancsa ha istituito il Premio Argan per onorare il percorso culturale e progettuale di figure impegnate nella rigenerazione della città e dei centri storici. In quello stesso anni il Premio venne assegnato a Giancarlo De Carlo (alla memoria) “per la sua incrollabile fiducia in una fertile e doverosa coesistenza dei linguaggi dell’architettura moderna e di quelli dei contesti storici; e nelle straordinarie potenzialità di rigenerazione dei tessuti antichi, mediante l’inserimento, nelle loro maglie, di funzioni efficaci e appropriate”. La lezione di Giancarlo De Carlo era stata acquisita.